martedì 9 marzo 2010

L'Ue per l'uguaglianza di genere

[La Stampa 05/03/2010]
La Commissione lancia un'iniziativa per ridurre la differenza salariale fra uomini e donne, ancora molto alta in molti paesi dell'Unione europea.

Ridurre la differenzia salariale fra uomini e donne, al momento bloccata nell'Ue a una media del 18%. E' uno degli obiettivi presentati oggi dalla Commissione europea e che fa parte della strategia per il 2020. “Trovo molto preoccupante che il gap salariale non si sia ridotto nel corso degli ultimi quindici anni, e che in alcuni paesi anzi sia aumentato”, ha commentato il commissario europeo per la Giustizia e i diritti fondamentali, Viviane Reding. “In tempi di crisi - ha aggiunto - la diseguaglianza salariale tra uomini e donne rappresenta un costo inaccettabile per l'Europa”.

Dietro la media comunitaria del 18% di scarto salariale tra uomini e donne troviamo realtà molto differenti. Per una volta la migliore è proprio l'Italia, che registra il “gap” minore tra tutti i ventisette Stati membri: solo il 4,9%. Molto meglio di paesi come la Francia (19,2%), la Spagna (19,2%), la Gran Bretagna (21,4%) e la Germania (23,2%). Per non parlare degli Stati dell'Est, come l'Estonia, dove la differenza degli stipendi raggiunge il 30,3%, sempre a svantaggio delle donne. Va meglio invece in Belgio, Slovenia, Romania, Polonia, Portogallo e Malta, dove si resta sotto il 10%.

La Commissione afferma di voler puntare, per ridurre questa divergenza tra sessi, su “piani per aumentare la consapevolezza tra i datori di lavoro, su iniziative per promuovere l'uguaglianza tra sessi e sul sostegno allo sviluppo di strumenti per misurare il gap salariale”. Tuttavia, avverte Bruxelles, “non sono escluse nuove misure giuridiche”. L'esecutivo comunitario annuncia infatti di voler consultare i sindacati e le organizzazioni dei datori di lavoro per studiare varie soluzioni, “come il rafforzamento delle sanzioni”.

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